Sette gol, una serata che sembrava perfetta, una rimonta che brucia: 7-8 in casa contro una categoria superiore
Per quaranta minuti — quasi — abbiamo battuto una squadra che gioca sopra di noi. Quasi.
Stasera all'Oratorio di Paina è successa una cosa strana. Per quaranta minuti, contro il S. Bernardo — squadra di categoria superiore alla nostra — il Paina ha giocato la partita della vita.
Per quaranta minuti meno uno.
Quell'uno, però, ha pesato come un macigno.
Il primo tempo: il Paina fa quello che vuole
Sessanta secondi sull'orologio. Ilaria Valsecchi mette il pallone dentro la porta avversaria. 1-0. Una di quelle partenze che ti fanno pensare: forse oggi è una di quelle sere.
Le avversarie pareggiano poco dopo, al 6'30". Reazione del Paina? Immediata. Al 7' ci pensa Elena Porta: 2-1. Sei minuti dopo, al 13', raddoppia. 3-1.
L'Oratorio è una bolgia. Il S. Bernardo, una squadra di una categoria sopra di noi, sta inseguendo. Vediamo se sanno reagire — e infatti reagiscono: al 14' trovano il 3-2. Si va al riposo con il Paina avanti di un gol, e con la sensazione strana che la partita sia ancora tutta da giocare.
Secondo tempo: l'illusione perfetta
Suona la ripresa, e arriva immediatamente la doccia fredda: 3-3 al 21'.
E qui succede una cosa che non avevamo previsto. Una di quelle sequenze che nei film succedono di rado, ma che in campo, ogni tanto, capitano.
Porta segna al 22': 4-3. Porta segna al 23': 5-3. Quattro gol, e siamo solo a metà secondo tempo. Gastaldo segna al 26': 6-3. Valsecchi segna al 28': 7-3.
Sette gol. Contro una squadra di una categoria sopra. In una partita che, sulla carta, doveva essere uno scoglio.
A questo punto qualcuno in tribuna, qualcuno in panchina, qualcuno dentro di noi, deve aver pensato — ed è umano: ce l'abbiamo fatta.
La rimonta
E invece no.
30': 7-4. 33': 7-5. 36': 7-6. 40': 7-7. 41', ultimo minuto: 8-7.
Cinque gol delle avversarie in undici minuti. Una sequenza che si è costruita pezzo dopo pezzo, in un crescendo che — quando arriva davvero — è quasi impossibile da fermare. Le squadre di categoria superiore non si chiamano così per caso: quando capiscono che la partita può ancora cambiare, sanno come farla cambiare.
Il fischio finale arriva senza lasciarci il tempo di accusare. Si guardano in faccia le ragazze, e ci sono espressioni difficili da descrivere: rabbia, incredulità, e una stanchezza che è soprattutto della testa.
Senza due colonne, e con il cuore in gola
Una nota che vale la pena fare, perché senza non si capisce davvero: stasera il Paina ha giocato senza due titolari. Il portiere Maria Saletti Mileto è ferma per infortunio; Giulia Guglielmo scontava una giornata di squalifica. Due assenze pesanti, in una serata in cui ogni dettaglio avrebbe potuto fare la differenza.
Le ragazze chiamate a coprire quei ruoli hanno dato tutto quello che avevano. Ma quando dall'altra parte c'è una squadra di categoria superiore, e quando in undici minuti il vento gira, il gap si fa sentire — e si paga.
Negli ultimissimi minuti, complice la tensione di un finale che stava scivolando via, una nostra giocatrice ha lasciato il campo prima del fischio finale. Sono cose che capitano nelle partite tirate, quando le emozioni corrono più forte delle gambe. Si parla, si chiarisce, si va avanti: è quello che fa un gruppo che vuole crescere insieme.
Cosa ci portiamo a casa
Per quanto bruci, c'è molto da prendere.
Una serata in cui, in casa, abbiamo costruito un 7-3 al 28' contro una squadra di categoria superiore. Non è casualità, è qualità — la nostra, quella delle ragazze che dal primo al ventottesimo minuto hanno fatto vedere quanto possiamo essere brave.
Una prestazione di Elena Porta da incorniciare: quattro reti, una più chirurgica dell'altra.
E poi quella lezione che, in fondo, tutte sapevamo ma che a volte serve viverla per impararla davvero: contro le squadre più forti, il margine non basta mai. Il fischio finale arriva al 41', non al 28'. La prossima volta, l'ultimo minuto, lo vogliamo nostro.
« Questa partita non si dimentica. Si studia. Le ragazze hanno giocato sopra le loro possibilità per tre quarti di gara — e questo è il valore vero della serata. »
— Miriam Giannì, allenatrice
Si torna in campo presto. Ci portiamo dietro la parte bella, quella amara, e quella che ci sta insegnando qualcosa.